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Ricerca fotografica e storica realizzata insieme a Luca
Lanzi, cantante del gruppo musicale "La Casa Del Vento",
durante l'estate del 2003, nella provincia di Arezzo
Quest'anno ricorre il 60° anniversario della Liberazione
dal nazi-fascismo qui ad Arezzo e nella sua Provincia.
La città venne liberata dai neozelandesi il 16 Luglio
del 1944 dopo che anche un gruppo di partigiani l'aveva
nel frattempo clandestinamente occupata.
Come Casa del Vento, avevamo già scritto canzoni sulla
memoria di quel periodo, ovvero "Notte di San Severo"
in "900" disco realizzato con Cisco dei Modena City
Ramblers, e "Storia di Modesta Rossi" in "Non in mio
nome" dove ha duettato con noi Giovanna Marini, la "signora"
della canzone popolare italiana.
Leggendo libri sull'argomento, ascoltando testimonianze
dirette di persone e partigiani che quelle storie le
hanno vissute, abbiamo maturato una coscienza "resistente",
accorgendoci che il territorio della nostra provincia
era stato, tra il '43 e il '44, teatro di storie incredibili
e di ribellione al rigurgito fascista della Repubblica
Sociale nonché alla rabbia delle truppe tedesche in
ritirata.
Vi furono purtroppo moltissime stragi perpetrate dai
tedeschi, spesso col supporto dei fascisti locali. S.Polo,
Mulin dei Falchi, Mulinaccio, Palazzo del Pero, S. Severo,
nei pressi di Arezzo, Civitella, La Cornia, S.Pancrazio,
Gebbia, Solaia in Val di Chiana, Vallucciole, Partina,
Moscaio in Casentino, Castelnuovo dei Sabbioni, Meleto,
Matole, Castiglion Fibocchi in Valdarno, e poi decine
e decine di partigiani fucilati od impiccati, come alla
Speranza nel comune di Anghiari, Foiano, Ciggiano, Castiglion
Fiorentino, Talla, Sabbiano, Castel Focognano, Montemignaio,
Loro Ciuffenna, e tanti e tanti altri luoghi.
C'erano anche tre campi di concentramento, uno a Laterina
per i soldati alleati, che poi fuggirono in massa aggregandosi
in buona parte, alle bande partigiane, uno a Renicci,
vicino Anghiari, edificato dal regime fascista e dove
vennero deportati partigiani e civili sloveni che avevano
subìto l'invasione italiana e alla quale si erano giustamente
opposti, nonché anarchici e dissidenti politici, ed
un altro a Villa Oliveto ad Oliveto appunto, vicino
Civitella della Chiana, dov'erano imprigionati anche
alcuni ebrei.
Storie terribili, che andavano raccontate occupando
uno spazio che soprattutto la scuola e l'informazione
hanno nei decenni lasciato arido ed incolto. La maggioranza
delle persone non conosce queste storie, questi eventi
che dovrebbero far riflettere tutti sull'assurdità della
guerra in primis, ma anche sui valori umani e sociali,
della giustizia e dell'equità. In una parola della democrazia.
E' un disco che vuol far capire che anche la nostra
terra (e l'Italia tutta), sia stato luogo della sofferenza,
della fame, del sangue. Sangue a cui la televisione
odierna ci ha fatto abituare e che ci ha fatto credere
che comunque questo dolore sia qualcosa di sempre lontano,
sia temporalmente sia geograficamente.
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Invece
i nostri padri e i nostri nonni hanno ancora dentro
i segni della distruzione. Raccontiamo allora l'impegno
e la scelta antifascista di ragazzi giovanissimi
che dissero no all'ingiustizia, al delirio propagandistico
dei guerrafondai fascisti (viene in mente niente?),
per i diritti dei popoli (non vengono in mente i
migranti?).
Il disco; corredato dalle foto inedite e da riproduzioni
di vecchie foto fatte dal fotografo Graziano Bartolini,
e dalla bella grafica di Samuell Calvisi, presenta
13 canzoni (ma 15 tracce con Bella ciao e Festa
d'Aprile). |
Luca Lanzi
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