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60 anni di Resistenza (agosto 2003- aprile 2004)


Ricerca fotografica e storica realizzata insieme a Luca Lanzi, cantante del gruppo musicale "La Casa Del Vento", durante l'estate del 2003, nella provincia di Arezzo

Quest'anno ricorre il 60° anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo qui ad Arezzo e nella sua Provincia. La città venne liberata dai neozelandesi il 16 Luglio del 1944 dopo che anche un gruppo di partigiani l'aveva nel frattempo clandestinamente occupata.
Come Casa del Vento, avevamo già scritto canzoni sulla memoria di quel periodo, ovvero "Notte di San Severo" in "900" disco realizzato con Cisco dei Modena City Ramblers, e "Storia di Modesta Rossi" in "Non in mio nome" dove ha duettato con noi Giovanna Marini, la "signora" della canzone popolare italiana.
Leggendo libri sull'argomento, ascoltando testimonianze dirette di persone e partigiani che quelle storie le hanno vissute, abbiamo maturato una coscienza "resistente", accorgendoci che il territorio della nostra provincia era stato, tra il '43 e il '44, teatro di storie incredibili e di ribellione al rigurgito fascista della Repubblica Sociale nonché alla rabbia delle truppe tedesche in ritirata.

Vi furono purtroppo moltissime stragi perpetrate dai tedeschi, spesso col supporto dei fascisti locali. S.Polo, Mulin dei Falchi, Mulinaccio, Palazzo del Pero, S. Severo, nei pressi di Arezzo, Civitella, La Cornia, S.Pancrazio, Gebbia, Solaia in Val di Chiana, Vallucciole, Partina, Moscaio in Casentino, Castelnuovo dei Sabbioni, Meleto, Matole, Castiglion Fibocchi in Valdarno, e poi decine e decine di partigiani fucilati od impiccati, come alla Speranza nel comune di Anghiari, Foiano, Ciggiano, Castiglion Fiorentino, Talla, Sabbiano, Castel Focognano, Montemignaio, Loro Ciuffenna, e tanti e tanti altri luoghi.


C'erano anche tre campi di concentramento, uno a Laterina per i soldati alleati, che poi fuggirono in massa aggregandosi in buona parte, alle bande partigiane, uno a Renicci, vicino Anghiari, edificato dal regime fascista e dove vennero deportati partigiani e civili sloveni che avevano subìto l'invasione italiana e alla quale si erano giustamente opposti, nonché anarchici e dissidenti politici, ed un altro a Villa Oliveto ad Oliveto appunto, vicino Civitella della Chiana, dov'erano imprigionati anche alcuni ebrei.
Storie terribili, che andavano raccontate occupando uno spazio che soprattutto la scuola e l'informazione hanno nei decenni lasciato arido ed incolto. La maggioranza delle persone non conosce queste storie, questi eventi che dovrebbero far riflettere tutti sull'assurdità della guerra in primis, ma anche sui valori umani e sociali, della giustizia e dell'equità. In una parola della democrazia.

E' un disco che vuol far capire che anche la nostra terra (e l'Italia tutta), sia stato luogo della sofferenza, della fame, del sangue. Sangue a cui la televisione odierna ci ha fatto abituare e che ci ha fatto credere che comunque questo dolore sia qualcosa di sempre lontano, sia temporalmente sia geograficamente.

Invece i nostri padri e i nostri nonni hanno ancora dentro i segni della distruzione. Raccontiamo allora l'impegno e la scelta antifascista di ragazzi giovanissimi che dissero no all'ingiustizia, al delirio propagandistico dei guerrafondai fascisti (viene in mente niente?), per i diritti dei popoli (non vengono in mente i migranti?).
Il disco; corredato dalle foto inedite e da riproduzioni di vecchie foto fatte dal fotografo Graziano Bartolini, e dalla bella grafica di Samuell Calvisi, presenta 13 canzoni (ma 15 tracce con Bella ciao e Festa d'Aprile).


Luca Lanzi


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