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Questo
angolo è dedicato a quelle storie, racconti, articoli,
ritagli, che per un banale motivo, o perché hanno
scatenato dentro me un profondo interesse, voglia
di conservarli e rileggerli. Sarà una pagina in
continuo movimento. Sempre.
Qualcosa che ho scritto io, molto scritto da altri,
di cui mi sono nutrito.
…Le grandi storie sono quelle che abbiamo già sentito
e che vogliamo sentire di nuovo. Quelle in cui possiamo
entrare da una parte qualunque e sentirci comodi.
Non ci ingannano con trasalimenti e finali a sorpresa.
Non ci sorprendono con l'imprevisto. Ci sono familiari
come le case in cui abitiamo. Come l'odore della
pelle del nostro amante. Sappiamo in anticipo come
vanno a finire, eppure le seguiamo come se non lo
sapessimo. Nelle Grandi Storie sappiamo chi sopravvive,
chi muore, chi trova l'amore e chi no. E ciononostante
vogliamo sentirle un'altra volta…
… L'uomo che stava nell'ombra degli alberi della
gomma, tenendo in braccio sua figlia, con monete
di sole che gli danzavano sul corpo, alzò gli occhi
e colse lo sguardo di Ammu. Secoli compressi in
un solo attimo evanescente. La storia sbagliò il
passo, fu sorpresa con la guardia abbassata. Fu
abbandonata come una vecchia pelle di serpente.
I suoi segni, le sue cicatrici, le ferite risalenti
ad antiche guerre e i giorni del camminare all'indietro,
tutto si staccò e cadde. Al suo posto rimase un'aura,
un luccichio palpabile che era facile da vedere
come l'acqua in un fiume o il sole lassù nel cielo.
Facile da avvertire come il calore di una giornata
torrida, come lo strattone dato da un pesce a una
lenza tesa. Così ovvio che nessuno lo notò. In quel
breve instante Velutha alzò gli occhi e vide cose
che prima non aveva visto. Cose che fino a quel
momento erano state fuori portata, occultate dai
paraocchi della storia. Cose semplici…
Ammu vide che lui aveva visto, e distolse lo sguardo.
Lui pure lo distolse. I demoni della storia tornarono
a reclamarli. A riavvolgerli nella vecchia pelle
sfregiata della storia e a ricacciarli nelle loro
vite. Dove le leggi dell'Amore stabiliscono chi
deve essere amato. E come. E quanto…
"Il Dio delle piccole cose" Arundhati Roy
L'Avana è un campo minato, un pantano malarico da
dove sono stati congedati i ricordi, una selva dove
una furia torrida non lascerà spazio alcuno per
la compassione, solo un presente pieno di retrospettive,
un film incompiuto dove un gangster estrae la pistola
e uccide la propria immagine, all'infinito……….
"Rumbapalace" Miguel Mejides
Essere pienamente vivi nel nostro mondo, così com'è.
Mettersi vicini a coloro che per i quali questo
mondo è diventato intollerabile, e ascoltarli…..
L'unico sogno che vale la pena di avere è di vivere
finché si è vivi e di morire solo quando si è morti.
Che cosa significa esattamente?
Amare. Essere amati. Non dimenticare mai la propria
insignificanza. Non abituarsi mai alla violenza
indicibile e alla volgare disparità della vita che
ci circonda. Cercare la gioia nei luoghi più tristi.
Inseguire la bellezza là dove si nasconde. Non semplificare
mai ciò che è complicato e non complicare ciò che
è semplice. Rispettare la forza, mai il potere.
Soprattutto osservare. Sforzarsi di capire. Non
distogliere mai lo sguardo. E mai, mai dimenticare…..
Credo che la più intensa attività degli occhi, dello
sguardo, si volga nel disegnare. Davanti a noi c'è
qualcosa e noi, con gli occhi, interroghiamo il
suo manifestarsi. In genere si crede che la cosa
guardata sia passiva e che siamo noi, nell'osservarla,
a essere attivi.
In realtà quel che succede quando si disegna veramente
- e sono sicuro che chiunque abbia provato a disegnare
in modo non meccanico ne convenga - è che, a un
certo punto, dalla cosa si sprigiona una energia
che è lì per incontrarsi con l'energia contenuta
nello sguardo di chi osserva. Proviamo a immaginare
per un istante che questa energia sia un raggio:
ogni volta che questi due raggi si toccano, succede
qualcosa.
Può capitare che non si incontrino, come succede
quando si parla senza essere ascoltati. Ciò significa
che l'atto del guardare è di fatto un incontro attivo,
non unilaterale, reciproco.
"Modi di vedere" John Berger
Sai invece quando fu tutto chiaro? Quando tutto
pareva già chiaro ed era tutto finito, il sei agosto
del quarantacinque. Alle otto e un quarto del mattino,
se vuoi sapere anche l'ora. Quel giorno Tristano
capì che il mostro ormai vinto stava lasciando posto
alle mostruosità dei vincitori… era il secondo crimine
contro l'umanità di questo allegro secolo che sta
finendo… quel mattino la prima atomica utilizzata
come arma di distruzione di massa cadde su una città
del nostro mondo annientandola e incenerendo duecentomila
persone. Dico duecentomila, e tralascio le migliaia
di morte dopo, e quelle nate morte, e tutti i cancri…
e non erano soldati, erano cittadini inermi che
avevano commesso il delitto di non avere nessuna
colpa…C'è un luogo, a Hiroshima, si chiama Gembaku
Dom, è un padiglione, vuol dire cupola atomica,
fu l'epicentro dell'esplosione, in quel luogo la
temperatura al suolo raggiunse lo stesso calore
della superficie solare, vicino al cenotafio della
pace c'è un pezzo di pietra, è la soglia della porta
di un edificio, una normale soglia delle nostre
case, dove mettiamo lo zerbino per pulirci le scarpe.
Dentro quella pietra, mi pare, assorbita come una
carta assorbente succhia l'inchiostro, c'è l'impronta
di un corpo umano a braccia spalancate. E' quello
che resta del corpo che si liquefece sulla soglia
di casa sua alle otto e un quanto di quel sei agosto
del quarantacinque… Se puoi, fai un viaggio, valla
a vedere, è una visita istruttiva… è stato detto
che quelle vittime furono inutili, la testa del
mostro era già stata schiacciata a Dresda e a Berlino,
e agli americani per piegare il Giappone sarebbero
bastate le armi convenzionali. E' un errore, non
furono affatto inutili, ai vincitori furono utilissime,
in quel modo fecero capire al mondo che i nuovi
padroni erano loro…..
"Tristano muore" Antonio Tabucchi |
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