|
"Passati ormai gli effetti della caduta del muro, in
cui ogni atmosfera che si respirava si rifaceva a quell'evento
epico, Berlino continua oggi
ad imporsi al centro dell'opinione pubblica internazionale;
il suo tessuto sociale, frutto di inconsuete sinergie passate
e presenti, ne fa una città particolare.
Ancor prima dell'unificazione, Berlino
è stata un microcosmo particolare: uno stato dentro
lo stato, il cuore della grande Germania
che batteva separato dal corpo, circondato da assurde frontiere
ereditate dai folli equilibri della
seconda guerra mondiale. Oggi è una città
di passaggio, di giovani che cercano lavoro, studiano, s'incontrano:
crocevia di interessi e movimenti o culla dei medesimi è
come se a Berlino si potessero
vedere macroscopicamente, in un colpo d'occhio, tutte le contraddizioni
della Germania e forse dell'Europa.
La nascita di movimenti radicali e razzisti, l'aumento di
immigrati turchi e filippini, tutte le tensioni sociali dovute
alla forte immigrazione hanno polarizzato a lungo l'attenzione
dei mass media su questi fenomeni.
Eppure l'atmosfera di questa città si respira nei quartieri
come Kreutzberg, dove la comunità
curda e turca convivono o nei quartieri dei giovani alternativi,
nell' l'area gay di Nollendorf
Platz fatta di locali, discoteche bar e saune o nella
stessa zona dello Zoo, così tragicamente descritta
nel film dei primi anni '80 "Cristiana
F." Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino";
ma Berlino oggi è anche
Postdamerplatz, il ventre delle due città sventrato
e ricostruito sul progetto dell'architetto
italiano Renzo Piano:megalopoli moderna nel cuore della
vecchia Europa. Questa città
è di nuovo capitale di uno stato trainante nella cultura
e nell'economia europea. Una peculiarità interessante
è la presenza di una ramificata rete metropolitana
che passa sopra e sotto la città, raggiungendo le periferie
estreme così come gli angoli dell'ex
Berlino est ancora intatti con le loro architetture
di regime. Viaggiando in uno spazio che, per le differenze
che contempla, sembra vastissimo, si va verso est, a osservare
come cambia l'estetica, le stazioni, i volti della gente;
e poi il centro, le stazioni più affollate dove una
strana calma sembra il risultato di equilibri acquisiti. Queste
immagini cercano di raccontare momenti, frammenti di vite;
nei volti e nei gesti si intuisce la disperazione così
come il distacco, le affinità e le dissonanze che fanno
il tessuto sociale: un'umanità che sotto e sopra la
città trova nella convivenza e nello scambio la sua
sperimentale possibilità di esistere. Per tutto questo
Berlino ha un'unicità
che la rende un laboratorio prezioso per qualsiasi indagine
sociale. Il lavoro fotografico di Marco
Pesaresi approfondisce e prosegue stilisticamente e
contenutisticamente il precedente lavoro sulle metropolitane
che lo ha portato a realizzare una fotografia dell'umanità
di fine millennio attraverso una serie di viaggi nelle capitali
del mondo:New York, Mosca, Calcutta,
Mexico City, Madrid, Parigi, Milano, Londra, Tokyo e Berlino.
Le immagini, raccolte in un volume dal titolo "Underground",
sono state pubblicate da Aperture e
Contrasto nel 1998." |