Marco
Pesaresi, nato a Rimini nel 1964, era uno dei migliori talenti
della fotografia italiana.
Ci ha lasciato allimprovviso, nel dicembre del 2001, nel mare della
sua città, Rimini, su cui aveva tanto lavorato come fotografo
e a cui tanto apparteneva.
Marco aveva una passione speciale, una leggerezza di visione e di
parola, una strana e profonda sensibilità, origine anche del suo
disagio.
Lintensità con cui cercava lesperienza di fotografo,
la costanza con cui annotava anche in un diario le sue esperienze, la
passione nel condividere i momenti belli ma anche difficili con chi poteva
capirli facevano sì che la fotografia fosse per lui il vero
modo di stare al mondo.
Dopo avere viaggiato in Africa e in Europa, il suo interesse
fotografico si è concentrato sui più vari, complessi
e difficili problemi sociali tra cui gli immigrati e gli emarginati, la
droga e la prostituzione.
Le sue foto sono state via via pubblicate sulle più prestigiose
testate internazionali e sono state premiate varie volte.
Il suo lavoro più noto è Underground,
pubblicato nel 1998 in America e in Italia con una introduzione di
Francis Ford Coppola: realizzato nel corso di due anni con numerosi
viaggi, documenta la vita all'interno delle più importanti metropolitane
del mondo (Berlino, New York, Londra, Calcutta, Mexico City, Mosca, Madrid,
Tokyo, Parigi e Milano).
Lintensità con cui aveva affrontato questo progetto,
la consapevolezza della fatica e della solitudine cui questo mestiere
obbliga, quando fatto sul serio, il rigore con cui aveva accompagnato
le sue giornate di ripresa fotografica con annotazioni scritte quasi quotidiane,
tutto ciò lo aveva soddisfatto e rilanciato verso progetti ancora
più ambiziosi, ma lo aveva anche consumato, e reso più complessa
la sua quotidianità, incapace come era di vivere quando la dimensione
epica del suo desiderio di ricerca si scontrava con la banalità
della vita di tutti i giorni.
Il suo lavoro più intenso, terminato da poco, è dedicato
a Rimini, alle sue radici di uomo e di fotografo.
Rimini che amava e odiava, da cui voleva separarsi ma solo dopo aver
concluso, risolto quel canto damore che è il suo lavoro fotografico
sulla città, sui suoi eccessi e le sue stranezze, sulla sua umanità
e la sua trasformazione durante lestate, sul calore e sulla malinconia
del mare dinverno.
Era profondo in tutto ciò che faceva, ma vedeva sempre un po
troppo oltre, probabilmente in modo per lui insostenibile: Marco Pesaresi
rappresenta, nella fotografia, quel miracolo tipico della provincia italiana,
lintuito dei grandi che sanno vedere e capire, limpossibilità
di utilizzare fino in fondo questa capacità.
Metafora della sua visione è la dedica che aveva scelto per
Underground: dopo aver passato quasi diciotto mesi ininterrotti
nei sotterranei delle grandi concentrazioni urbane del mondo, intossicandosi
a causa dellaria malsana e ricorrendo a tutte le tecniche per riportare
nelle sue fotografie quella luce, quella artificiale e vera che pervadeva
le metropolitane, aveva dedicato il libro al sole, origine della vita
e della fotografia.
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